BIOFISICA DELL'ACQUA
Anche l’acqua, la principale costituente dei liquidi biologici
e delle cellule, ha una struttura e un "comportamento" dinamici.
L’acqua, nonostante la semplicità della molecola, manifesta
un comportamento complesso nelle transizioni di fase ed allo stato
liquido. I suoi comportamenti e l’interazione tra essa e le
sostanze sciolte sono oggetto di studi di chimica e fisica che occupano
interi trattati. Qui ci limitiamo ad alcuni accenni, cercando di
illustrare soprattutto quegli aspetti che possono avere una rilevanza
nell’interpretazione dei fenomeni medici e terapeutici in
cui questo straordinario liquido prende parte.
L'ACQUA ALLO STATO LIQUIDO
Le interpretazioni del comportamento dell’acqua allo stato
liquido vengono generalmente formulate in termini di interazioni
a corto raggio, come ad esempio i legami idrogeno e le forze di
van der Waals, che in qualche modo connettono le molecole d’acqua
in una specie di "network". La molecola d’acqua non è
lineare, ma l’ossigeno forma con i due idrogeni un angolo
di 104,5°.
Poiché i legami tra idrogeno e ossigeno sono covalenti polari,
con l’idrogeno positivo rispetto all’ossigeno, la molecola
ha un momento dipolare risultante. L’attrazione tra la regione
negativa correlata all’atomo di ossigeno e la regione positiva
correlata all’atomo di idrogeno di un’altra molecola
porta all’associazione di varie molecole d’acqua, così
che si forma un reticolo irregolare di forme tetraedriche interallacciate.
Ogni molecola d’acqua è capace di formare quattro legami
idrogeno con le molecole vicine, in ciascuno dei quali un protone
(H+) è diretto verso la zona elettronegativa dell’atomo
di ossigeno. Una molecola si comporta come donatore di protoni verso
altre due, mentre diventa accettore di protoni da altre due: i protoni
sono quindi condivisi tra due atomi di ossigeno e di conseguenza
sono in continuo "movimento", in continua oscillazione tra i due
atomi. Questo tipo di interazioni sono descritte come degli "uncini"
che uniscono le molecole d’acqua vicine e le vincolano, quando
la temperatura è inferiore a cento gradi, in uno stato fisico
più condensato (liquido) rispetto al vapore in cui non esistono
legami ma solo scontri casuali tra molecole.
Il liquido deve essere definito come un insieme omogeneo ma irregolare
di molecole. La struttura del liquido non è cristallina come
avviene per un solido e si esclude anche la possibilità che
nel liquido possano esistere regioni cristalline, tuttavia alcuni
propongono una struttura "quasi-cristallina". Infatti affermare
che la disposizione delle molecole sia irregolare non significa
che le molecole d’acqua siano in un totale disordine; il disordine
è ristretto dalla particolare geometria delle molecole, che
tendono a formare legami in forma di tetraedri, o aggregati più
grandi e, probabilmente, da altri fenomeni che qui saranno considerati
(superradianza).
Nel modello sopra presentato (tetraedri interallacciati in moto
caotico) si deve fare l’assunzione che l’energia totale
di N molecole dipenda dalla somma delle energie di interazione tra
ciascuna singola coppia di molecole. Si trascura, quindi, un eventuale
influsso da parte di molecole vicine sull’energia di interazione,
cioè di ciascun legame idrogeno. Date due molecole che interagiscono
in un liquido, si deve assumere che l’energia di legame non
sia alterata da altre molecole vicine. Tale assunzione non sembra
che si possa applicare all’acqua, sulla base di considerazioni
sia teoriche che sperimentali. L’esistenza di influenze di
altre molecole vicine sul legame di due molecole non è certo
priva di conseguenze: si vengono a realizzare interazioni multiple
a cascata che possono cambiare notevolmente il comportamento casuale,
introducendo fenomeni di cooperatività e di coerenza.
L'ACQUA "VICINA"
Quando una molecola viene sciolta o immersa nell’acqua, la
struttura chimico-fisica di quest’ultima si modifica, a seconda
delle proprietà della nuova molecola. All’interfaccia
tra macromolecole e solvente si verificano enormi riorganizzazioni
della struttura dell’acqua, che assume configurazioni del
tutto nuove, anche a distanze considerevoli dalla molecola del soluto.
In questo caso sicuramente gli effetti cooperativi sono molto importanti.
A questo proposito, vari autori parlano di "acqua vicina" per intendere
l’acqua che si trova vicino a superfici solide o a macromolecole
e da queste viene influenzata. Ad esempio, una catena proteica con
gruppi chimici positivi (NH) e negativi (CO) alternanti dovrebbe
polarizzare l’acqua circostante, ridurne i movimenti di rotazione
e traslazione e dar luogo alla formazione di molti strati ordinati
di molecole d’acqua. Tali modificazioni peculiari della struttura
dell’acqua si estendono, a seconda degli autori, da 5 a 200
diametri molecolari di distanza dalla superficie considerata [Drost-Hansen,
1982].
Questo fenomeno non coincide con le ben riconosciute interazioni
molecolari tra l’acqua e la superficie (ad esempio interazioni
ione-dipolo o dipolo-dipolo), che sono ad alta energia ed a breve
raggio. L’acqua vicina, invece, si estende molto più
lontano delle interazioni specifiche di superficie. Ciò potrebbe
avere grosse implicazioni nel funzionamento delle cellule che, come
è noto, sono ricchissime di macromolecole, di fibre e di
membrane.
Le proprietà dell’acqua vicina sono peculiari: essa
è più densa dell’acqua normale e congela solo
a molti gradi sotto lo zero ed anche le sue proprietà di
solvente sono alterate. È stato suggerito che molti enzimi,
ritenuti sciolti nel citoplasma, in realtà siano debolmente
associati alle superfici di fibre o membrane per l’interazione
con l’acqua vicina, così che molti processi metabolici
si svolgerebbero in condizioni di organizzazione su piani bidimensionali
piuttosto che nel moto caotico dell’acqua libera [Clegg, 1982].
Le possibili implicazioni dell’acqua vicina sulla fisiologia
della cellula sono state discusse e documentate da Bistolfi nell’ambito
di una teoria biofisica sui sistemi di comunicazione biologici [Bistolfi,
1989]. Ricollegandosi ai lavori di Hameroff [Hameroff, 1988], l’autore
ipotizza che l’acqua adiacente al citoscheletro sia altamente
ordinata, vale a dire allineata con legami polari sulla superficie
delle proteine filamentose. Tale acqua ordinata potrebbe accoppiarsi
alle dinamiche coerenti delle proteine (che, come è noto,
sono fatte dall’assemblaggio di tante subunità identiche),
opponendosi alla dissipazione termica dell’energia di oscillazione
delle proteine. In altre parole, le proteine filamentose potrebbero
essere dei conduttori di segnali vibrazionali e l’acqua vicina
potrebbe essere una specie di isolante che favorisce la conduzione.
Recentemente stanno accumulandosi evidenze a favore della partecipazione
di molecole d’acqua nel trasferimento di protoni in varie
reazioni biochimiche, fra cui, tra l’altro, i fotorecettori
e vari enzimi [Khorana, 1993; Tuckerman, 1997]. Una serie di molecole
d’acqua collegate in catene riunite da legami idrogeno formerebbe
un sistema attraverso il quale i protoni (H+) "saltano" da un atomo
di ossigeno all’altro ("jumping protonico"), percorrendo distanze
significative all’interno o attorno alle macromolecole. In
altre parole, le molecole d’acqua disposte in ordine sarebbero
assimilabili ad un "filo" che conduce una corrente di cariche positive.
ELETTRODINAMICA QUANTISTICA
È stato mostrato che l’irradiazione di una soluzione
fisiologica con onde elettromagnetiche nel range delle microonde
(non-termiche) modifica la capacità della soluzione di influenzare
l’apertura e chiusura dei canali ionici di membrana. Anche
dopo la fine del periodo di irradiazione, l’acqua mantiene
le proprietà acquisite [Fesenko and Gluvstein, 1995; Fesenko
et al., 1995]. Ciò suggerisce che gli effetti dei campi elettromagnetici
sulle strutture biologiche potrebbero essere mediati da modificazioni
nella strutturazione del solvente (in questo caso, acqua). Gli autori
citati parlano esplicitamente di un fenomeno di "memoria" elettromagnetica
dell’acqua.
Un gruppo di fisici dell’Istituto di Fisica Nucleare di Milano
(E. Del Giudice, G. Preparata e collaboratori) sta portando avanti
da diversi anni la formulazione di un modello descrittivo della
fisica dell’acqua allo stato liquido [Del Giudice et al.,
1988b; Del Giudice, 1990; Del Giudice et al., 1995; Arani et al.,
1995; Del Giudice and Preparata, 1995; Del Giudice, 1997]. I loro
studi entrano in quella che è l’organizzazione della
materia condensata e toccano il problema della cosiddetta "memoria
dell’acqua".
Tutta la fisica dell’Ottocento e del Novecento si è
strutturata attorno al problema dei componenti elementari della
materia (atomi, molecole, elettroni, protoni, quark, ecc.). La definizione
delle parti dell’atomo ha posto subito in rilievo il problema
della loro interazione, che è di sempre maggiore rilevanza
quanto più si scende nella scala delle grandezze. In altre
parole, mentre un atomo o una molecola possono essere certamente
descritti come entità isolate, i quark non hanno vita individuale
ma sono in continuo scambio e rapidissima riorganizzazione. L’organizzazione
"sociale" delle componenti della materia assume però una
sua importanza a tutte le scale dimensionali, perché processi
di interazione avvengono continuamente e generano di conseguenza
delle "strutture" spazio-temporali.
Si è visto che le molecole d’acqua sono dei dipoli
elettrici. Il contributo del piccolo campo elettromagnetico di ciascuna
molecola alle dinamiche dell’acqua è trascurabile in
termini quantitativi se l’interazione tra molecole è
vista come una somma di interazioni binarie molecola-molecola. Tuttavia,
quando un gran numero di elementi (molecole) interagisce attraverso
il campo elettromagnetico, oltre una certa densità il cui
valore dipende dalla lunghezza d’onda del campo elettromagnetico,
il sistema si situa in una configurazione in cui la maggior parte
delle molecole oscillano coerentemente, tenute in fase dal campo
stesso.
Secondo la teoria esposta da Del Giudice e Preparata, atomi e campo
elettromagnetico oscillano in fase e tale accoppiamento è
tanto maggiore quanto maggiore è la densità della
materia. Il motivo di tale comportamento sta essenzialmente nel
fatto che, mentre per fare oscillare un atomo o un campo elettromagnetico
serve dell’energia, quando i due elementi entrano in relazione
di sincronia, si genera un’energia attrattiva, che costituisce
un guadagno di energia per il sistema intero. Il fenomeno dipende
molto dalla temperatura. Così avviene nell’acqua quando
da vapore diventa liquida, sotto i 100 °C. Nonostante la fortissima
agitazione termica, si ha un brusco e massiccio fenomeno attrattivo
tra le molecole, che non si spiega solo con l’esistenza del
legame idrogeno che unisce due molecole vicine. La condensazione
necessita dell’interazione mediata dal campo elettromagnetico
radiante, visto come un "messaggero a lungo raggio" che porta ordine
nel moto vibratorio delle molecole. Questo fenomeno è detto
"superradianza" e consiste praticamente in una oscillazione all’unisono
nel tempo in un certo spazio (corrispondente a metà della
lunghezza d’onda) di un gran numero (si calcola 1015) di molecole
di acqua.
In questo modo la materia si organizza in domini di coerenza al
cui interno c’è un campo elettromagnetico che non viene
irradiato, perché, se lo fosse, perderebbe energia, mentre
questo stato è quello di minore energia possibile. La teoria
di Del Giudice e Preparata prevede che i gruppi di molecole che
si muovono coerentemente siano mantenuti in regime di superradianza
per effetto del campo elettromagnetico (che, come si è visto,
controlla significative distanze). Nell’acqua liquida, perciò,
si creerebbe un equilibrio dinamico per cui, ad una data temperatura,
alcune molecole dell’acqua restano organizzate, mentre altre
si disorganizzano e rimangono come molecole singole nella "intercapedine"
tra i gruppi di molecole (domini) che sono in fase di superradianza.
Lo spessore dell’intercapedine è tanto più ampio
quanto maggiore è la temperatura.
Secondo gli autori citati, all’interno della fase coerente
l’entropia sarebbe pressoché zero, e le proprietà
termiche e di solvatazione dell’acqua sarebbero dipendenti
solo dalla fase fluida (simil gassosa). Inoltre, i domini di superradianza,
che a loro volta possono ruotare ad una certa frequenza, possono
interagire tra loro, in un gioco di coerenza superiore, una coerenza
tra domini di coerenza.
Ora ci si deve chiedere come un simile modello possa essere la base
per un trasferimento di qualche tipo di informazione: ciò
sarebbe possibile se la vibrazione elettromagnetica coerente potesse
essere influenzata, modulata, da forze chimiche o fisiche esterne,
in modo da assumere una certa frequenza e poter entrare in qualche
modo in comunicazione con altri sistemi chimici, fisici o biologici.
Questa ipotetica proprietà dell’acqua è sostenuta
dal modello secondo cui essa è assimilabile ad un laser a
dipoli elettrici liberi. In tale tipo di laser, un campo ondulatorio
induce in un fascio di elettroni liberi un dipolo elettrico oscillante,
trasversale al loro movimento, che si accoppia alla radiazione elettromagnetica
vibrando coerentemente ad essa [Del Giudice et al., 1988b].
Dato il fenomeno della interazione collettiva, non è necessario
postulare un campo elettrico molto forte, in quanto sarebbe sufficiente
la piccola perturbazione elettrica attorno ad una macromolecola
con momento dipolare, o il campo presente sulla superficie di un
aggregato colloidale. Attorno a tali macromolecole presenti nell’acqua,
si potrebbe quindi generare un dominio macroscopico formato dalla
superradianza dell’acqua. Il numero di frequenze che possono
eccitare le vibrazioni delle molecole d’acqua e dei domini
di superradianza è enormemente alto: "un dominio di coerenza
dell’acqua rotante può assumere pressoché tutte
le frequenze e quindi può simulare tutte le voci" [Del Giudice,
1997].
Si potrebbe allora sostenere che una certa macromolecola, sciolta
nell’acqua, svolga la funzione di catalizzatore (in senso
lato) dell’eccitazione del campo di vibrazione del dominio
di superradianza. Essa sarebbe da vedere come un’antenna,
che lancia un messaggio, una certa frequenza, che fa ruotare i domini
di superradianza alla propria frequenza. Il moto coerente dei domini
di superradianza non è perturbato dalla temperatura (diversamente
da ciò che avviene nelle molecole libere dell’intercapedine),
grazie alle loro dimensioni. Perciò, esiste una stabilità
degli stati eccitati di questi domini, che coincide col concetto
di "memoria". La memoria non è quindi una caratteristica
delle singole molecole, ma di enormi blocchi di molecole che nel
loro moto coerente simulano la frequenza vibratoria di altre molecole
o di campi elettromagnetici.
A questo punto, è intuitiva quella che potrebbe essere l’importanza
di simili fenomeni nell’organizzazione biologica. La figura
25 cerca di rappresentare in modo didattico tale problematica in
riferimento alle possibili vie con cui l’informazione biologica
influisce sui recettori cellulari nella trasmissione del segnale.
Mentre la visione classica della biologia molecolare (a sinistra
nella figura) implica l’ingresso di una molecola-segnale in
un’apposita tasca del recettore e mentre la biofisica classica
(a destra nella figura) dimostra che i recettori sono sensibili
anche ai campi elettromagnetici, la superradianza si potrebbe collocare
in una situazione "intermedia": la molecola segnale "informa" il
dominio di coerenza dell’acqua trasmettendogli una certa frequenza
oscillatoria; a sua volta il dominio di coerenza modulerebbe i recettori
e quindi avrebbe influsso sui successivi eventi della trasduzione
del segnale.
Per quanto a questo punto sia opportuno ricordare che allo stato
attuale delle conoscenze le teorie su esposte sono ancora in attesa
di una convincente conferma sperimentale (ad esempio che dimostri
con mezzi chimici o fisici l’esistenza dei postulati domini
di superradianza), si può sottolineare come la moderna fisica
quantistica non esclude che l’acqua abbia proprietà
finora sconosciute e che sono in qualche modo compatibili con le
osservazioni empiriche sopra citate [Fesenko et al. 1995] e con
le teorie proposte tradizionalmente dall’omeopatia [Del Giudice,
1990; Schulte, 1994], su cui si ritornerà nell’ultima
parte di questo testo.
"CLUSTERS" DI ACQUA
Secondo altri autori [Smith, 1989; Smith, 1994a; Smith, 1994b;
Anagnostatos, 1994] le peculiari proprietà dell’acqua
quale mezzo di trasferimento di informazione biologicamente significativa
sarebbero basate sulla formazione di aggregati di molecole d’acqua
in forma di "clusters" o "clatrati". Si intende per clatrati, dal
latino "clathrus" (= inferriata), delle formazioni cave che verrebbero
ad assumere le molecole d’acqua con una disposizione a rete,
ripiegata attorno ad una nicchia interna. La possibilità
di formazione di cavità in liquidi è universalmente
accettata [Wei et al., 1991]. Nell’acqua, le molecole possono
allinearsi in forme pentagonali o esagonali grazie a legami idrogeno;
a loro volta, varie conformazioni poligonali possono costruire,
in certe condizioni (agitazione o sonicazione del liquido), figure
geometriche complesse, cave al loro interno. Formandosi delle cavità,
la tensione superficiale produce una pressione negativa all’interno,
che, nella sua forma più piccola, assume la forma di un dodecaedro
(12 pentagoni legati tra loro in forma geometricamente ordinata),
ma che può comprendere anche esagoni non planari. Inoltre,
possono essere interessate varietà di legami chimici diversi
da quello idrogeno, come dipoli tra ioni idrogeno ed ioni idrossile.
Con una visione fisico-chimica di questo tipo si può arrivare
a comprendere la possibilità teorica che l’acqua, dopo
essere stata a contatto con un’informazione molecolare, la
possa mantenere anche a diluizioni elevate delle molecole sciolte
in partenza. Secondo l’ipotesi dei clatrati, un certo numero
di molecole del composto originale, una volta sciolte in acqua o
in mezzo idroalcoolico verrebbero circondate da un maggior numero
di molecole d’acqua che formano come un piccolo guscio, una
nicchia. Una simile nicchia potrebbe avere stabilità anche
se il composto originale viene espulso dalla nicchia stessa. Di
conseguenza, con continue diluizioni e succussioni (tipiche delle
metodologie di preparazione dei rimedi omeopatici), comincerebbero
a formarsi clatrati vuoti all’interno, i quali a loro volta
potrebbero divenire il nucleo per la formazione di altri clatrati,
sempre con lo stesso schema originale.
Quindi una notevole variabilità di forme e combinazioni sarebbe
possibile nella formazione di simili micro-cavità. Le forme
dodecaedriche dovrebbero essere capaci di legarsi assieme in forme
simili a collane elicoidali, unite dalle facce pentagonali. Tali
catene potrebbero rappresentare il luogo dell’interazione
coerente tra l’acqua ed il campo magnetico di una corrente
che potrebbe provocare salti sincronizzati tra protoni (atomi di
idrogeno) che connettono atomi di ossigeno adiacenti.
Grazie alla disposizione ordinata e sequenziale di legami idrogeno,
simili cavità sarebbero in grado di vibrare coerentemente,
in risonanza con un campo magnetico. Le frequenze di vibrazione
dipenderebbero dalla forma e dalla lunghezza di tali strutture (a
loro volta dipendenti dal soluto originale), nonché dal grado
di strutturazione progressiva dell’acqua, al procedere delle
diluizioni e "dinamizzazioni".
Il modello dei clatrati è interessante in quanto consentirebbe
di spiegare come "aggregati" di molecole d’acqua possano divenire
il mezzo di trasmissione dell’informazione. Tuttavia ancora
non esiste una base fisica per spiegare la permanenza di tali aggregati,
in forme definite, per un tempo sufficientemente lungo da poter
rappresentare una "memoria" a lungo termine.
STUDI SPETTROSCOPICI
Sul piano della fisica sperimentale, un tentativo di approccio
al problema della natura fisica delle soluzioni acquose altamente
diluite è stato fatto da vari autori mediante l’analisi
degli spettri (bande di assorbimento, di emissione o di risonanza
di onde elettromagnetiche a diverse frequenze o intensità)
ottenuti con le tecniche del Raman-laser, dell’assorbanza
nell’infrarosso (I.R.) e soprattutto di risonanza magnetica
nucleare (NMR). La NMR è oggi nota soprattutto per le sue
applicazioni nella diagnostica per immagini, ma è stata ed
è usata soprattutto per studiare atomi e molecole, in quanto
permette di indagare il comportamento del nucleo atomico quando
sottoposto ad un campo magnetico. Poiché il nucleo ha un
momento dipolare, il dipolo può entrare in risonanza con
onde elettromagnetiche sufficientemente forti ed ogni tipo di atomo
ha una sua particolare frequenza di risonanza. Quindi lo spettro
NMR (vale a dire il grafico che riporta i picchi di risonanza) è
direttamente correlato alle componenti del campione misurato ed
alla "geometria" delle molecole.
Oltre allo spettro, altri parametri che vengono considerati sono
i tempi di rilassamento della risonanza (T1, tempo di rilassamento
longitudinale; T2, tempo di rilassamento trasversale). Il rilassamento
è un parametro complesso risultante dall’interazione
magnetica dipolare tra protoni vicini intra- ed intermolecolari,
dal movimento molecolare di rotazione e traslazione, dallo scambio
di protoni e dalla presenza eventuale di sostanze paramagnetiche
(alcuni metalli, ossigeno molecolare, radicali liberi).
O. Weingartner [Weingartner, 1990; Weingartner, 1992] ha mostrato
chiaramente che la differenza tra uno spettro NMR del solvente (acqua
+ etanolo) rispetto ad uno spettro NMR di una soluzione altamente
diluita di zolfo (circa 1023 M, quindi vicino al numero di
Avogadro) riguarda la intensità dei segnali H2O e OH. L’autore
suggerisce che l’abbassamento dei picchi osservato con NMR
è indice di un accelerato scambio di protoni. Questo dato
può avere molte interpretazioni, ma sembrerebbe essere in
accordo con chi attribuisce un importante ruolo al legame idrogeno
nell’associazione di molecole d’acqua in modo non casuale.
Variazioni delle caratteristiche di risonanza NMR, ed in particolare
dei tempi di rilassamento T1 e T2, in soluzioni altamente diluite
di silicio, sono state rilevate anche da un altro gruppo in Francia
e pubblicate su una rivista ufficiale di fisica [Demangeat et al.,
1992]. In sintesi, è stato osservato che soluzioni di silicio/lattosio,
preparate in diluizioni centesimali, presentavano aumento di T1
ed aumento del rapporto T1/T2 se comparate ad acqua distillata o
a soluzioni diluite di NaCl. Questo esperimento è importante
anche perché in precedenza era stato dimostrato un effetto
stimolatorio di alte diluizioni di silicio sui macrofagi peritoneali
di topo [Davenas et al., 1987]. Si tratta quindi del primo caso
in cui sia stata dimostrata rigorosamente una differenza di natura
fisica tra il solvente e l’alta diluizione di un medicamento
la cui attività biologica sia stata evidenziata sperimentalmente.
Pare che anche l’analisi spettrofotometrica I.R. consenta
di evidenziare cambiamenti fisico-chimici nelle alte diluizioni.
Il gruppo di Heinz [citato da Barros and Pasteur, 1977] con tale
metodica avrebbe dimostrato che sostanze altamente diluite (oltre
il numero di Avogadro) e "dinamizzate" presentano bande di assorbimento
allo spettro I.R.; esse non si presentano in soluzioni diluite ma
non dinamizzate. Inoltre, secondo tali autori, l’assorbanza
I.R. viene eliminata dall’ebollizione, fatto che deporrebbe
per una modificazione della struttura fisica del solvente.
Un altro metodo che è stato utilizzato per lo studio delle
modificazioni fisiche delle alte diluizioni è l’analisi
dello spettro Raman-laser. Quando un raggio laser illumina una sostanza,
una piccola parte dei raggi luminosi viene diffusa con lunghezza
d'onda diversa rispetto a quella della luce originaria. Esaminando
i picchi di emissione di tali raggi di diffusione (effetto Raman)
si ottengono informazioni sullo stato fisico (viscosità,
distorsioni molecolari, costante dielettrica) del liquido analizzato.
È stato riportato [Luu, 1976] che diluizioni di varie piante
(ad esempio Aesculus, Bryonia, Rosmarinus) fatte in etanolo al 70
%, modificano lo spettro Raman-laser dell’etanolo, nel senso
che provocano un significativo abbassamento dei picchi dello spettro
a varie frequenze. Nel caso delle soluzioni più diluite (anche
in questo caso, gli autori si sono spinti oltre il numero di Avogadro),
l’abbassamento dell’intensità dell’effetto
Raman-laser è stato attribuito a un riarrangiamento elettrostatico
dell’ambiente molecolare.
Bisogna comunque precisare che gli ultimi due lavori spettroscopici
citati non sono comparsi su riviste internazionali di primo piano.
In ogni caso, è interessante il fatto che molto recentemente
sono comparsi lavori sulla rivista Science [Liu et al., 1996; Gregory
et al., 1997] che dimostrano sia teoricamente che sperimentalmente
con tecniche spettroscopiche (vibration-rotation-tunneling) l’esistenza
dei clusters di molecole d’acqua in forme di trimeri, tetrameri,
pentameri e esameri. Tali aggregati molecolari possono avere diversi
dipoli elettrici e minimi di energia, quindi diverse configurazioni
spaziali.
MECCANISMI MOLECOLARI
Molti enzimi e molti recettori paiono sensibili a stimolazioni
di tipo fisico, oltre che chimico [Adey, 1988; Popp et al., 1989;
Tsong and Gross, 1994]. La membrana cellulare, grazie alle sue proprietà
bioelettriche, è il sito dove più probabilmente si
possono esercitare influenze di tale tipo [Kell, 1988; Smith, 1994a],
anche se possibili candidati sono anche le grandi macromolecole
organizzate in unità ripetitive, come gli acidi nucleici
[Popp, 1985], o le proteine del citoscheletro, in particolare i
microtubuli [Hameroff, 1988].
Sul piano molecolare, si sa che molti elementi con funzioni recettoriali,
strutturali ed enzimatiche sono sensibili alle variazioni di campi
elettromagnetici deboli: fotorecettori [Alberts et al., 1989], clorofilla
[Alberts et al., 1989], recettori a 7 domini trans-membrana [Bistolfi,
1989], G-proteine [Adey, 1988], protein chinasi cAMP-dipendente
[Byus et al., 1984], proteina chinasi C [Adey, 1988], acetilcolinesterasi
[Dutta et al., 1992], recettori (aggregazione) [Chiabrera, 1984],
cromosomi [Kremer et al., 1988], biopolimeri proteici e lipidici
[Hasted, 1988], Na+/K+ ATPasi [Liu et al., 1990], lisozima
[Shaya and Smith, 1977].
Il trasferimento di segnali sia chimici che elettromagnetici dalla
superficie esterna della cellula attraverso la membrana consiste
nella trasmissione di variazioni conformazionali e moti oscillatori
delle proteine che hanno dei "domini" (segmenti della molecola)
trans-membranari. È stato sostenuto che in questo processo
di trasmissione giocano un ruolo chiave le porzioni di proteine
che hanno strutture fibrose ad elica o a foglietto pieghettato [Bistolfi,
1989]. Tali strutture sono caratterizzate da notevole ordine e disposizione
in sequenze ripetitive, nonché dall’esistenza di legami
idrogeno tra i residui amminici di aminoacidi adiacenti e disposti
longitudinalmente lungo la fibra. Queste strutture proteiche sono
caratteristiche in quanto possono risuonare secondo modi di vibrazione
non lineari, per l’interazione con campi elettromagnetici.
Il prototipo di questo tipo di recettori è la batteriorodopsina,
il recettore della luce nella retina, che consiste di ben 7 a-eliche
ordinatamente disposte in senso trasversale al piano della membrana
su cui è disposta. In questo tipo di recettore-trasduttore,
l’eccitazione derivante dall’assorbimento del fotone
è accoppiata al pompaggio di un protone ed allo stabilirsi
di un potenziale trans-membrana.
Bisogna però notare che questa struttura a 7 a-eliche che
attraversano la membrana la si trova anche in un’ampia famiglia
di glicoproteine che sono coinvolte nei sistemi di trasmissione
cellulari accoppiati alle G-proteine: i recettori b-adrenergici,
i recettori muscarinici per l’acetilcolina, vari recettori
per neuropeptidi, i recettori per peptidi chemiotattici nei globuli
bianchi e persino dei sistemi di mutuo riconoscimento delle cellule
di lievito coinvolti nella fusione replicativa [Alberts et al.,
1989]. È quindi probabile che questi caratteristici motivi
strutturali rendano suscettibili di modulazione elettromagnetica
i sistemi di trasmissione in cui sono presenti.
Studi eseguiti sulla modulazione elettromagnetica della produzione
di collagene da parte di osteoblasti sono in accordo con questa
veduta, che implica l’accoppiamento tra recettori a 7 a-eliche
e G-proteine. Infatti è stato dimostrato che negli osteoblasti
l’ormone paratiroideo si lega a recettori esterni ed attiva
l’enzima adenilato ciclasi tramite l’intermediazione
di una G-proteina. Un campo elettromagnetico di frequenza 72 Hz
e gradiente elettrico di 1-3 mV/cm inibiva per il 90% l’attivazione
dell’adenilato ciclasi, senza interferire né col legame
del recettore, né con l’enzima stesso. Di conseguenza,
l’effetto inibitorio è stato attribuito al blocco della
G-proteina [Adey, 1988].
L’AMP ciclico (cAMP) è un importante elemento del controllo
della funzione di molti enzimi, soprattutto in quanto un suo aumento
intracellulare costituisce un messaggio attivante per le protein-chinasi
(enzimi che fosforilano le proteine). In precise condizioni sperimentali
di frequenza e durata di esposizione, la protein chinasi cAMP dipendente
di linfociti umani è stata inibita da onde elettromagnetiche
(campo di 450 MHz modulato in ampiezza a 16 Hz). Anche la protein
chinasi di tipo C, il cui coinvolgimento in importanti processi
cellulari ed anche nella cancerogenesi è fuori discussione,
è modulabile da onde elettromagnetiche [dati di Byus, cit.
in Adey, 1988].
L’organizzazione del DNA nei cromosomi risente di influenze
di natura elettromagnetica, come dimostrato in un’ampia serie
di lavori dal gruppo di Kremer [Kremer et al., 1988]. Gli autori
hanno usato il modello fornito dai cromosomi giganti degli insetti
(per la precisione, larve di Acricotopus lucidus), che sono facilmente
visibili e studiabili al microscopio. È noto che quando l’informazione
deve essere trascritta dal DNA al RNA, i cromosomi (bastoncini compatti
contenenti migliaia di geni impacchettati e stabilizzati da proteine
istoniche) devono parzialmente de-condensarsi, mostrando, nel segmento
interessato, degli zaffi ("puffs", nella terminologia inglese) di
materiale genetico che fuoriesce dal bastoncello. Questo fenomeno
è fortemente e significativamente inibito, nel senso che
gli zaffi sono molto più piccoli, dall’irradiazione
del cromosoma con frequenze attorno a 40 GHz e 80 GHz e di potenza
di appena 6 mW/cm2 La natura non-termica del fenomeno fu dimostrata
da molti esperimenti di controllo [Kremer et al., 1988].
OMEOSTASI ELETTROMAGNETICA
Tutti gli organismi viventi irradiano un campo elettromagnetico
di intensità molto bassa (EEMF), nel range di frequenze tra
1Hz a circa 1015 Hz. Come si è sopra illustrato, tale
campo elettromagnetico è il prodotto di processi biologici
di:
- attività metaboliche (ad esempio gli spostamenti di elettroni in reazioni di ossidoriduzione ed in catene di trasporto come nei mitocondri);
- attività elettriche di centri nervosi e cardiaci;
- potenziali di membrana e loro modificazioni dovute all’attivazione cellulare;
- produzione di onde elettromagnetiche di varia lunghezza d’onda da parte di specifiche reazioni chimiche (chemiluminescenza);
- contrazione muscolare;
- attività piezoelettrica di particolari strutture tessutali (osso, connettivo) e cellulari (microtubuli, microfilamenti, alfa-eliche, DNA);
- movimento di cariche (elettroliti ioni) in vasi sanguigni e linfatici;
- movimento di cariche (elettroliti ed ioni) all’interno delle cellule;
- movimenti di protoni (jumping protonico) lungo catene di molecole d’acqua;
- processi di fosforilazione/defosforilazione;
- attività enzimatica perossidativa.
I movimenti delle configurazioni macromolecolari ed i trasporti di membrana generano onde di bassa frequenza, i fenomeni di perossidazione enzimatica e di chemiluminescenza generano onde di alta frequenza (per quanto sempre di intensità ultra-bassa). Il grado di trasferimento di informazione tra ed entro le cellule dipende alla "coerenza" del segnale e dal grado di "risonanza" tra le cellule. Molti investigatori, in particolare F.A. Popp [Popp et al., 1992] e M.W. Ho [Ho and Popp, 1993; Ho, 1996] hanno dimostrato che le cellule ed anche organismi superiori come la Drosophila Melanogaster sono influenzati dai "biofotoni" emessi da altre cellule e rispondono con l’emissione di propri segnali elettromagnetici, oltre che chimici e che questo processo ha notevole importanza nella sincronizzazione dei fenomeni biologici. I processi di adattamento e di trasferimento di informazioni tra l’organismo e l’ambiente ed all’interno dello stesso organismo sono legati ai campi elettromagnetici; basti pensare all’importanza dell’esposizione alla luce solare ed al campo magnetico terrestre, nonché alle onde di Schumann, che i tecnici della NASA hanno dovuto riprodurre all’interno delle navicelle spaziali per rendere più gradevole l’ambiente agli astronauti.
È stato sostenuto [Kroy, 1989] che nella filogenesi e nell’ontogenesi degli esseri viventi esiste un ordine cibernetico più ancestrale di quello basato sul sistema nervoso o sul sistema umorale (sangue, ormoni). Tale sistema ancestrale sarebbe di natura elettromagnetica, perché la radiazione elettromagnetica è una fondamentale forma di informazione presente in natura. I segnali elettromagnetici hanno costituito (e costituiscono) sia il linguaggio di comunicazione tra atomi e molecole, sia il mezzo con cui gli organismi primordiali ricevevano una serie di informazioni dall’ambiente (luce solare, altre onde cosmiche). È quindi fuor di dubbio che gli organismi viventi abbiano imparato ad usare l’elettromagnetismo come segnale di informazione, e quindi di comunicazione fra cellule e tessuti. Secondo i lavori del gruppo di Popp [Popp, 1985; Popp et al., 1989], molti sistemi biologici sono capaci di produrre, ricevere ed anche "immagazzinare" onde elettromagnetiche come la luce.
L’omeostasi elettromagnetica, come quella chimica, è mantenuta con continui riaggiustamenti dei parametri di funzionamento dei processi che generano i campi. Qualsiasi riaggiustamento o cambiamento con una velocità e/o con una intensità eccedente un determinato limite è considerabile come una perturbazione del sistema (indipendentemente dal fatto che tale cambiamento sia di tipo patogeno o terapeutico). In generale, la malattia genera un disordine o addirittura un’interruzione dei processi di comunicazione all’interno del network funzionale dell’organismo. Poiché gli esseri viventi sono complessi ed integrati, sono sistemi aperti e dinamici, l’integrità del sistema nel suo insieme è mantenuta da un permanente scambio di materia, energia ed informazione. Le dinamiche della comunicazione sono quindi "vitali" per l’organismo. Un disordine locale si ripercuote sempre, in misura maggiore o minore, sul resto del sistema.
Quando si considera l’organismo ad un livello abbastanza generale delle sue gerarchie dinamiche e funzionali, è più facile effettuare una regolazione che sia coerente con tutto lo sforzo di autoregolazione dell’organismo, una regolazione che segua le vie di comunicazione fisiologiche. Le alterazioni dei parametri biofisici, soprattutto elettrofisici, si comunicano rapidamente a larghe distanze nei liquidi biologici e lungo vie di superconduttività che forse corrispondono approssimativamente alle vie dei meridiani dell’agopuntura cinese [Gerber, 1988; Kroy, 1989].
Perciò la regolazione elettromagnetica si presenta come potenzialmente efficace in quanto interviene sugli scambi di informazione che avvengono a livello dei sistemi omeodinamici ubiquitari dell’organismo.
Ogni livello della gerarchia organizzativa dell’organismo possiede un caratteristico spettro di oscillazioni elettromagnetiche endogene originanti dai vari processi descritti. Interazioni di risonanza intra-livello ed inter-livello devono avvenire per mantenere il funzionamento armonico, fornendo una correlazione tra i vari processi. La risonanza è una proprietà dei sistemi capaci di oscillare ad una determinata frequenza quando posti in relazione (ottica, acustica, meccanica) con altri sistemi aventi frequenze simili di oscillazione. Le frequenze risonanti stabiliscono un certo tipo di interazione tra oggetti che hanno lo stesso periodo (o multipli di esso - armoniche) cosicché il moto di un oggetto influenzerà quello dell’altro senza una connessione diretta.
Da questo punto di vista, la patologia, che può originare a qualsiasi livello, perturberà tutte le oscillazioni per via di interazioni d’onda, indipendentemente dall’origine di queste onde. Il "pattern" di interferenza distorto delle onde endogene di un organismo malato è il riflesso dell’esistenza di processi biochimici impropri per quantità, qualità, ritmicità o localizzazione. D’altra parte, è ragionevole assumere che la restaurazione del pattern di interferenza può rinnovare lo schema di risposta biologica di organi e sistemi, rinnovando l’ordine di funzionamento di un organismo malato e restaurando il suo potere di autorganizzazione. Il problema è quello di identificare i processi alterati e le loro frequenze distorte.
In conclusione, poiché segnali elettromagnetici di bassa frequenza possono essere sia emessi che ricevuti dalle costituenti a diversi livelli (molecolari, cellulari, sistemici), è evidente come interazioni elettromagnetiche dinamiche avvengano ampiamente e continuamente nel corpo e che quindi la loro decifrazione possa avere notevole importanza nella valutazione della dinamica dei processi fisiopatologici. |