TESTIMONIANZE
JOBY OGWIN
Joby,
nasce in Louisiana (USA), dove non esistono montagne e la collina
più alta raggiunge a malapena i 600 metri. All'età
di quindici anni inizia la sua carriera colma di avventure, guidando
fino al Guatemala, in compagnia di amici, per esplorare le antiche
rovine dei Maya e scala i vulcani dell'America Centrale. Da allora
non ha mai smesso di girare il mondo.
Nel 1993, dopo aver passato un periodo di allenamento in Bolivia,
scala il Monte Elbrus (5.643 metri), la più alta montagna
dell'Europa nel Caucaso russo. Nel 1994 scala l'Aconcagua (6.959
metri), in Argentina, la più alta vetta del Sud America.
Nel 1995 Joby inizia le sue avventure in Alaska, scalando il Monte
Mckinley (6.194 metri), considerato il luogo più inospitale
e duro della Terra. Dopo lunghi viaggi in Europa e Africa, alla
fine del mese di Marzo 1999, Joby inizia un'avventura durata due
mesi in Asia, alla conquista dell'Everest. La più alta montagna
del mondo si concede con difficoltà. Dopo che tutti i membri
della sua spedizione, esausti si ritirano al campo base, Joby continua
in solitario affrontando la neve alta e senza corde di sicurezza.
In free climbing affronta la Cresta Sudest e la parte più
pericolo ed esposta dell'Everest, la tristemente nota “Hillary
Step”, raggiugendo la cima. Nell'aprile del 2000 Joby si reca
nelal sperduta Papua New Guinea e scala il Puncak Jaya (4.884 metri),
detto anche Carstensz Pyramid. Nel mese di novembre dello stesso
anno guida una spedizione internazionale alla conquista del Monte
Vinson, che con i suoi 4.897 metri è la più alta montagna
dell'Antartide. Il 9 dicembre 2000, con una temperatura media di
risalita di 48° C. sotto lo zero e una punta di -72° C.
in vetta accompagnata da un vento fortissimo, Joby conquista uno
dei punti più ostili del Pianeta.
Joby con questa impresa diventa il più giovane scalatore
di sempre ad aver conquistato le sette montagne più alte
dei sette Continenti:
Everest, Asia (8.850),
Aconcagua, Sud America (6.959),
Mckinley, Nord America (6.194)
Kilimangiaro, Africa (5.895)
Elbrus, Europa (5.642)
Puncak Jaya, Oceania (4.884)
Massiccio Vinson, Antartide (4.897)
Nel 2002, Joby scala il Lhotse, la quarta montagna più alta
del Mondo, tenta la scalata del K2 e del Broad Peak in Pakistan.
Nel 2004 conquista il Makalu (8.460 metri), quinta montagna più
alta della terra nella catena himalayana, e considerata dagli scalatori
la montagna più difficile della terra.
Nello stesso anno conquista due volte nella stessa stagione il Cho
Oyu (8.201metri), vetta in territorio cinese, appartenente al gruppo
dell'Himalaya e sesta vetta più alta. La prima volta in veste
di cameraman e la seconda per un'arrampicata sportiva, in occasione
della quale stabilisce il record mondiale di velocità di
scalata per una vetta oltre i 26.000 piedi, in sole 8 ore. Joby
non ha scalato solo le più alte e difficili montagne del
Pianeta, egli ha viaggiato nei posti più remoti della terra,
nelle condizioni più proibitive.
Nel 2005 Joby fonda ACTIONPLAN, una società specializzata
nella produzione di filmati di territori remoti del nostro pianeta.
In collaborazione con Alessandra Pasquino, produttore cinematografico
che prende parte alle spedizioni, Actionplan realizza almeno tre
spedizioni all'anno con la finalità di realizzare filmati
unici che vengono prodotti con la collaborazione di consulenti premiati
dalla Academy Award.
JOBY E NEXUS ENERGY SOURCE®
Joby Ogwin utilizza l'abbigliamento intimo realizzato con la fibra
Nexus Energy Source®, del quale afferma:
“Nexus Energy Source®: il nome
dice tanto. La prima volta che sentìì parlare della
fibra Nexus Energy Source® e dei benefici che poteva dare, rimasi
molto scettico. Nella mia attività sportiva alla conquista
dell'impossibile, avevo sperimentato così tanti prodotti
e articoli che promettevano vantaggi che poi non erano in grado
di offrire.
Un mio amico e compagno di scalate mi diede una maglietta prodotta
con il filato Nexus Energy Source® invitandomi a provarla, dicendomi
che come prima cosa avrei sentito una sensazione di benessere durante
il riposo notturno che come ben sapete in alta quota non è
cosa facile. Non gli credevo, ma volli provare. Quella notte dormìì
più profondamente e serenamente, come da anni non mi succedeva.
Questo per me era incredibile.
Comincia a riflettere su cosa poteva darmi questo materiale e inizia
ad utilizzare la maglietta durante i miei allenamenti. Io mi alleno
dalle 2 alle 4 ore al giorno, sette giorni alla settimana, per cui
conosco molto bene le performances del mio fisico e le difficoltà
nel recuperare l'energia ed eliminare la fatica.
Corro, scalo a sollevo pesi ogni giorno per costruire forza fisica
e potenza per le mie spedizioni in alta quota.
Appena ho iniziato ad utilizzare i prodotti che realizzati con la
fibra Nexus Energy Source® durante i miei allenamenti ho notato
immediatamente i risultati positivi. Mi sentivo come se avessi incrementato
l'energia disponibile e la stamina. Ho notato anche che alla fine
degli allenamenti non sentivo stanchezza.
La conferma di quanto è utile la fibra Nexus Energy Source®
l'ho avuta in occasione della scalata al Batura II in Pakistan,
la più alta montagna al mondo, non conquistata. Mentre la
scalavo avevo la sensazione di essere più resistente e veloce
delle spedizioni precedenti. Di notte riposavo meglio e recuperavo
le energie molto più rapidamente. Inoltre ho constatato che
quando ero bagnato di sudore o di neve che penetrava , mi asciugavo
più velocemente rispetto a qualsiasi altra fibra speciale
che mi avevavo dato da provare. Questo per noi scalatori è
molto importante operando in condizioni di freddo estremo.
Da allora uso sempre i prodotti realizzati con la fibra Nexus Energy
Source®, sia quando mi alleno che quando scalo.
Quando nel 2004, stabilii il record di velocità di scalata
del Cho Oyu in sole 8 ore, non utilizzavo ancora la fibra Nexus
Energy Source®. Quest'anno (nel 2006) in occasione del tentativo
che ho fatto di battere il record di scalata dell'Everest, sentivo
che avrei ottenuto risultati importanti grazie a Nexus Energy Source®.
Così è stato: ho scalato dai 6.400 agli 8.600 metri
in sole 10 ore!
Il futuro è arrivato. Fino ad oggi l'idea di vestire abbigliamento
che poteva migliorare le performances fisiche dell'uomo e la qualità
della vita si vedeva solo al cinema, grazie a Nexus invece questo
sogno è diventato realtà.
Recentemente sono stato in Italia ed ho incontrato lo staff Nexus
Energy Source® e OXYREV®. Ho visto molti progetti di abbigliamento
tecnologico studiato per sports specifici quali lo il ciclismo,
lo skyrunning, le ultramaratone, soluzioni veramente innovative.”
SIMONE MORO
Simone
Moro nasce nel 1967.
Guida Alpina, atleta, istruttore federale, fu dal 1992 al 1996,
allenatore della nazionale italiana F.A.S.I. di arrampicata sportiva.
Arrampica dall’età di 13 anni quando effettua la sua
prima salita su roccia con il padre. Affidato ad Alberto Consonni,
suo primo maestro, arrampica per due anni solo da secondo di cordata
e con gli scarponi rigidi. Solo in seguito gli viene permesso di
comprare le prime scarpette e gli viene concesso di arrampicare
da primo in Medale, in Grigna e poi sulle Dolomiti. Nell'83, a Cornalba,
conosce Bruno Tassi detto 'Camos' quando, a mano, stava chiodando
i primi itinerari. Tassi a modo suo e con una didattica tutta sua,
è stato il secondo maestro di Simone. Lo ha introdotto nel
mondo dell'arrampicata sportiva dove le regole del gioco, diversamente
dall'alpinismo, prevedevano anche che si potesse volare, anzi delle
giornate erano dedicate a delle vere e proprie gare a chi faceva
i voli più lunghi. Nel 1985, proprio su esortazione del Camos,
Simone partecipa alla gara di Bardonecchia, stava compiendo i 17
anni. Poi sono venute tante altre gare e nell'88 Simone entra a
far parte della nazionale di arrampicata sportiva. Oggi pratica
tale attività a tempo pieno unitamente alla realizzazioni
di spedizioni alpinistiche alle grandi montagne della terra (Himalaya,
Karakorum, Ande, Patagonia, Anartide, Thien Shan, Pamir). Simone
ha tentato nell'ordine l’Everest nel '92 – l’Aconcagua
e Cerro Mirador nel ’93 ed in inverno, Makalu nel '93, Shisha
Pangma nel '94, Lhotse nel '94, Kangchenjunga nel '95, Fitz Roy
nel '96, Dhaulagiri nel '96, Shisha Pangma nel '96, Lhotse nel ‘97,
l’Annapurna nel ’97 (in invernale), di nuovo l’Everest
nel ‘98, Pik Lenin 7.134, Pik Korjenevska 7.105, Pik Kommunism
7.495, Pik Khan Tengri 7.010, Everest nel 2000, Marble Wall in inverno
2001, Everest-Lhotse 2001, Cho Oyu e Everest 2002, Antartide Mount
Vinson 2002, Kilimanjaro 2003....
Alcune di queste cime sono state raggiunte ed il primo vero grande
sucesso è stata la salita al Lhotse 8.516 metri nel 1994
in sole 13 ore effettive (17 totali) partendo da 6.300 metri di
quota. La salita è terminata alcuni metri sotto la vetta
a causa dell'impossibilità materiale di calcarne la sommità
per il maltempo e le cornici di neve.
Un altro risultato importante della sua carriera alpinistica è
stata la combinata 8b - 8000 nello stesso anno solare, il 1994,
ossia il superamento in roccia di itinerari di difficoltà 8b e la salita di una montagna di oltre 8000 metri di quota senza
ossigeno. Riuscire ad avere le qualità tecniche per muoversi
su questi così diversi terreni d'azione e nella stessa stagione,
è un risultato che pochissimi (forse nessuno) prima di allora
avevano realizzato.
Le più recenti realizzazioni alpinistiche sono le salite
alle quattro montagne di oltre 7.000 m della Russia in soli 33 giorni
(record), nel 1996 il Fitz Roy 3441 per la parete ovest lungo l'itinerario
integrale della "Supercanaleta", in stile alpino ed
in 25 ore effettive tra salita e discesa. Nello stesso anno sale
inoltre senza ossigeno gli 8.008 metri dello Shisha Pangma Sud in
27 ore totali (20 ore effettive) di salita partendo dal campo base,
effettuando poi la discesa con gli sci da quota 7.100 metri.
Il 26 Maggio 1997 ritorna sulla vetta del Lhotse, la quarta montagna
della terra, sempre senza l'uso di ossigeno, in compagnia del russo
Anatoli Boukreev. Nel Dicembre 1997 tenta la prima salita in invernale
della parete sud dell’Annapurna. Un incidente mortale ad Anatoli
Boukreev interromperà e funesterà il tentativo.
Le ultime più eclatanti salite sono state la doppia salita
all’Everest nel 2000 e nel 2002, la salita al Cho Oyu 8.201
metri e il raggiungimento della cima del Vinson 4.895 in Antartide
sempre nel 2002. Il 2003 è iniziato con la salita al Kilimanjaro
5.895 m ed il conseguimento di importanti riconoscimenti come il
Fairplay Pierre de Cubertin Trophy a Parigi dall’UNESCO e
le medaglie d’oro al valor Civile dal Presidente della Repubblica
Ciampi e dalla regione Lombardia. Simone ha anche conseguito il
prestigioso David Sowles Award dall’American Alpine Club.
Tutti questi riconoscimenti di valore mondiale sono stati ricevuti
per il salvataggio estremo che Simone Moro ha operato da solo, senza
ossigeno e a oltre 8.000 metri sulla parete del Lhotse 8.516 metri Interrompendo la sua scalata e a rischio della sua stessa vita,
Simone ha infatti deciso di cercare e trarre in salvo un alpinista
inglese infortunato di nome Tom Moores.
Per maggiori dettagli delle azioni svolte dalla fibra utilizzata
da OXYREV® cliccare
qui.
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